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Racconti Ciak

Racconti personali

Racconto By Fabio - BO

Mi chiamo Fabio ed ho abitato nella stessa via della discoteca Ciak (Via della Filanda) dal 72 al 93 , da quando, cioè, avevo 12 anni . Appassionato di musica disco, funky, ecc. ho frequentato il locale e Miki per molti anni, apprezzando moltissimo la musica ed il lavoro di questo dj. Negli anni settanta, dopo la Baia , il Ciak era forse il più apprezzato locale di questo genere in Emilia Romagna e zone limitrofe. Nato sotto il nome di Bel Castello, in onore alla sua struttura architettonica, il locale iniziò proponendo musica ballabile da complessi e gruppi tradizionali (valzer, tango, e via dicendo), ma già nel 74 il suo nome era divenuto Ciak ed i suoi dj, Miki e Mandrillo, proponevano discoteca da un impianto davvero all'avanguardia per quei tempi. La musica era bella e poco commerciale, di livello non molto dissimile a quello della Baia degli Angeli, con il volume mantenuto molto alto per esaltare le sonorità dell'impianto. Le analogie tra le due discoteche erano tali che molti dei personaggi che io stesso vedevo a Gabicce, li ritrovavo poi al Ciak, a proporre nuove mode e soprattutto balli, visto che il modo di muoversi cambiava tutti i mesi e chi non si adeguava era assolutamente fuori gioco (la comparsa occasionale di figure tipo "febbre del sabato sera" scatenava immancabilmente lanci di monetine sulla pista). Verso la fine del 76 Miki rimase l'unico dj fisso (anche se, in verità, durante il periodo estivo altri si alternarono alla conduzione musicale della pista all'aperto, che tuttavia non aveva le stesse prerogative musicali di quella interna) ed iniziò il periodo migliore del locale. La postazione alta ed irraggiungibile della consolle, assieme al carattere taciturno e schivo, contribuirono in quegli anni a fare di Miki un personaggio mitico, facendo fiorire su di lui leggende e fantasie . Miki non parlava mai sui dischi: faceva parlare le sue mani, con mixaggi da pelle d'oca e stacchi da cardiopalma. Fumava moltissimo, e, vuoi per il buio del locale, vuoi per il fumo, la sua figura quasi non si distingueva all'interno del terrazzino della consolle, aumentando il senso misterioso che lo accompagnava . Ben presto, anche la pista estiva venne collegata alla consolle interna, unificando il genere musicale del locale . Oltre alla continua proposta di novità discografiche, Miki iniziò a proporre, già dalla fine del 77 (quindi molto in anticipo sulle tendenze generali), l'ascolto a fine serata di alcuni dischi di una anno prima, facendo una cosa che a quel tempo pochi avrebbero rischiato, visto che proporre un pezzo "vecchio" poteva compromettere l'immagine di un locale. Ed invece, ascoltare Love bug, Sun sun sun, Hamilton Affair prima di uscire dal Ciak, era una esperienza davvero unica . Così, per diversi anni, Ciak - Baia e Baia - Ciak fu il percorso obbligato per molti estimatori della buona musica disco. Le stesse radio libere, che in quel periodo fiorivano copiose, proponevano programmi di discoteca che al Ciak facevano chiaro riferimento, quando non addirittura classifiche e scalette dei dischi usati da Miki (ovviamente quelli che riuscivano a trovare . Come noto, Miki aveva diversi canali di approvvigionamento musicale, ma soprattutto, i migliori negozi in città tenevano sempre da parte una copia di ogni disco appena arrivato per lui (e lo ricordo bene, perchè per me, giovane dj di radio libera, era frustrante trovare sempre i dischi riservati...) Dalla fine del 78, alcune disavventure minarono il successo del locale: una chiusura per motivi di legge e due incendi tennero per lunghi periodi i frequentatori lontano dalla discoteca, la quale, comunque, ad ogni riapertura riguadagnava la sua posizione di prestigio . Dalla metà degli anni ottanta, tuttavia, il cambio generazionale e la necessità di adeguarsi alle mutate esigenze commerciali, indussero un lento ma inesorabile processo di trasformazione e decadimento della discoteca. L'imposizione di musica adatta ad un genere più eterogeneo di clientela, ed il cambio di nome a favore di Madison Ciak, non produssero altro che accelerare questo processo, culminato, non troppi anni orsono, nella trasformazione del locale in una sala bingo, con conseguente definitiva scomparsa di una vera e propria leggenda della discoteca.Smantellata la grande insegna luminosa, del Ciak ora non rimane più nulla, se si eccettua il vivo ricordo nella mente di tanti ragazzi, qualche cassetta, e, personalmente, qualche timbro sui miei vinili...

Racconto by d.j Bob ( BO ) e Pino Trieste ( MO)

La discoteca Ciak si trovava nel quartiere barca di Bologna , in questa discoteca ci lavorava il d.j Miki , questo D.j aveva la grande fortuna che aveva una parente che lavorava in America nel mondo dello spettacolo , quindi riceveva i dischi 6/8 mesi prima che arrivassero in Italia questo fino al 1978 , era un mito !!! Molte persone lo venivano ad scolltare da tutta l'Italia . Fu un precursore come i D.j della Baia , Bob & Tom , ma anche una sua particolarità era che non mixava , ma usava degli stacchi tra un disco e l'altro , era fantastico!! Poi una grande particolarità di questa discoteca , era che si poteva ballare anche il sabato pomeriggio e si ballava davanti ad un grande schermo che proiettava i cartoni animati

Racconto By Alessandro - BO


Ho frequentato la discoteca Ciak di Bologna fino al 1984 vale a dire quando è iniziata la lenta decadenza che l'ha portata a scomparire.
Parlare di discoteche è sempre complesso giacchè difficilmente si riescono a rendere appieno le atmosfere, i suoni, gli aromi che caratterizzavano quei luoghi che una volta chiusi o scomparsi sopravvivono solamente nei ricordi di coloro i quali li hanno frequentati e "vissuti".
Perché proprio il Ciak? Delle decine di discoteche frequantate in Italia ed in Europa non so dire per quale motivo questo luogo situato in una costruzione bizzarra nel cuore di un quartiere cittadino "difficile" abbia colpito al cuore non solo me ma moltissimi di coloro i quali hanno avuto la fortuna di frequentarlo.
La musica, prima di tutto. Niente di paragonabile a quello che si ascoltava nelle altre discoteche o per le prime radio libere che in quel periodo stavano nascendo come funghi. "Dischi d'importazione" chiamavanotra di noi tutte le novità, generalmente targate USA, che grandissimi dj si procuravano non si sa bene come e che alcuni riuscivano a far diventare veri e propri cult attraverso mixaggi arditissimi o stacchi magistrali come Miki, a mio avviso il più grande di tutti.
Ciak e Miki erano la stessa si fondevano per dar vita a serate indimenticabili dove la protagonista assoluta era la musica assieme alla capacità di proporla nella maniera più sorprendente. Ricordo ancora la sua postazione sopraelevata e la sua ombra muoversi furtiva a cercare il vinile successivo che avrebbe sparato improvviso come una scarica d'adrenalina. Leggendari i suoi silenzi e la sua riservatezza ed il pregio incommensurabile di non parlare mai sui dischi.
Nonostante avesse un ampio spazio estivo per me il Ciak era soprattutto un locale "invernale": luci basse, musica alta, fumo e botta di freddo quando uscivi in camicia per una boccata d'aria.
A differenza di altri locali del genere molto connotati e chiusi in se stessi il Ciak amava sorprenderti sempre esplorando sempre laddove c'era qualcosa di nuovo e mai banale. Ricordo interessanti incursioni nella "new wave" nei primi '80 e anche quando il gusto stava cambiando le proposte anche le più commerciali venivano servite con carattere e stile inconfondibili. Ho lasciato quando ormai avevo intuito che era finita. Lo si capiva sia dal tipo di persone che avevano preso a frequantarlo ma anche da una certa stanchezza che pareva trasparire da Miki stesso.
Sono passati più di venti anni, non sono un nostalgico e trovo tristi e penose ogni forma di revival ma di tanto in tanto passando per Bologna mi fermo lì davanti, sbircio attraverso il cancello sbarrato e chiudendo gli occhi sento anora "quella" musica e le magiche mani di Miki soprendermi adesso comre allora.

Racconto By Alessandro da Carpi (Mo)


Ho frequentato la discoteca Ciak di Bologna fino al 1984 vale a dire quando è iniziata la lenta decadenza che l'ha portata a scomparire.Parlare di discoteche è sempre complesso giacchè difficilmente si riescono a rendere appieno le atmosfere, i suoni, gli aromi che caratterizzavano quei luoghi che una volta chiusi o scomparsi sopravvivono solamente nei ricordi di coloro i quali li hanno frequentati e "vissuti".Perché proprio il Ciak? Delle decine di discoteche frequantate in Italia ed in Europa non so dire per quale motivo questo luogo situato in una costruzione bizzarra nel cuore di un quartiere cittadino "difficile" abbia colpito al cuore non solo me ma moltissimi di coloro i quali hanno avuto la fortuna di frequentarlo.La musica, prima di tutto. Niente di paragonabile a quello che si ascoltava nelle altre discoteche o per le prime radio libere che in quel periodo stavano nascendo come funghi. "Dischi d'importazione" chiamavanotra di noi tutte le novità, generalmente targate USA, che grandissimi dj si procuravano non si sa bene come e che alcuni riuscivano a far diventare veri e propri cult attraverso mixaggi arditissimi o stacchi magistrali come Miki, a mio avviso il più grande di tutti.Ciak e Miki erano la stessa si fondevano per dar vita a serate indimenticabili dove la protagonista assoluta era la musica assieme alla capacità di proporla nella maniera più sorprendente. Ricordo ancora la sua postazione sopraelevata e la sua ombra muoversi furtiva a cercare il vinile successivo che avrebbe sparato improvviso come una scarica d'adrenalina. Leggendari i suoi silenzi e la sua riservatezza ed il pregio incommensurabile di non parlare mai sui dischi.Nonostante avesse un ampio spazio estivo per me il Ciak era soprattutto un locale "invernale": luci basse, musica alta, fumo e botta di freddo quando uscivi in camicia per una boccata d'aria. A differenza di altri locali del genere molto connotati e chiusi in se stessi il Ciak amava sorprenderti sempre esplorando sempre laddove c'era qualcosa di nuovo e mai banale. Ricordo interessanti incursioni nella "new wave" nei primi '80 e anche quando il gusto stava cambiando le proposte anche le più commerciali venivano servite con carattere e stile inconfondibili. Ho lasciato quando ormai avevo intuito che era finita. Lo si capiva sia dal tipo di persone che avevano preso a frequantarlo ma anche da una certa stanchezza che pareva trasparire da Miki stesso. Sono passati più di venti anni, non sono un nostalgico e trovo tristi e penose ogni forma di revival ma di tanto in tanto passando per Bologna mi fermo lì davanti, sbircio attraverso il cancello sbarrato e chiudendo gli occhi sento anora "quella" musica e le magiche mani di Miki soprendermi adesso comre allora.  

Racconto By D.J Marco farì   - BO


Ciao a tutti sonoMarco Farì ho 43 anni e sarò lieto di raccontare qualche episodio di questa discoteca unica che ha lasciato tanti bei ricordi e momenti irripetibili.Assieme agli amici, cominciammo a frequentarla nel 78', gli anni più magici sia per il discorso musicale che all'epoca era un continuo "sfornare di novità", sia per il ritrovo di tutta la nostra generazione unita al simbolo del picchiatello.Davanti al Ciak, nelle serate "in" c'era di tutto: Ciao, Vespe e auto personalizzate con adesivi di Marilyn e tanti ragazzi che facevano la coda per entrare o solo si avvicinavano al giardino per sentire qualche bel disco. L'importante era essere lì, sebbene essendo così giovani, la paghetta non era sufficente per permettersi l'ingresso.Ma il cuore del Ciak, era il dj. Miki, lui con il suo talento inimitabile famoso per i suoi stacchi e mixaggi musicali, si può dire sia stato il migliore dj d'Europa.Le sue proposte,venivano presentate con mesi d'anticipo con una scaletta musicale ripetuta per sere e sere con l'ingresso di qualche novità di tanto in tanto.Nel 78', proponeva la musica corrente,ma puntualmente, introduceva qualche pezzo già vecchio di 2 anni od anche 3 e questo stile lo ha sempre accompagnato anche col seguire degli anni.La sua consolle era particolare, che con il tempo ne  ho capito la funzionalità strategica dilettandomi a feste o serate con gli amici credendo nella musica ed essendone molto amante.In pratica, era in alto, irraggiungibile e dominante tanto da avere sotto controllo la situazione della pista e poi nessuno lo avrebbe potuto disturbare.Ricordo qualche volta di aver visto qualcuno lassù, ma sarebbe stato come avere un autografo da una celebrità. E' vero, non esagero !  In sala, eravamo sempre appostati al bordo della pista, di fronte a Miki, per poterlo ammirare, anche se non era alquanto facile, pronti con l'orecchio per sentire il mixaggio, che erano quasi sempre da brivido. Sapevo che lavorava senza un monitor e mixava in cuffia, veramente difficile perchè in consolle c'è riverbero quindi non si ha il suono reale della pista.....pensate ai i rischi  corsi, perchè all'epoca, si guardava molto il mixaggio non come oggi che alla gente non gliene importa nulla perchè la cultura musicale s'è lasciata sopraffare dall'immagine!!Al Ciak, le cubiste non c'erano, eppure noi siamo qui e possiamo raccontare solo cose belle perchè da poco abbiamo ricavato molto!Miki ha prodotto col tempo molti dischi; va ricordato in particolare il disco mixato dei Trammps su etichetta Atlantic,disco 79', un medley con tutti i più bei successi di quell'anno e molti altri ancora..Aveva il buon gusto di aprire le serate con le sue sigle: ricordiamo il suo cavallo di battaglia Incantations di Mike Oldfield, e più tardi verso la fine del 79' e l'inizio del 1980, Riding free di Mark Almond (1971).Quest'ultimo, aveva un attacco che faceva saltare la gente di paura perchè alzava il volume improvvisamente; un grande !! Noi alle 21:30, eravamo già lì per non perderla e ballarla, si perchè a differenza di oggi, il Ciak iniziava alla 22:00 e terminava alla 1:30. Tre ore e mezza di musica non stop, colmavano la felicità di noi ragazzi per poi dopo farsi un panino dall'"Unto",che era la 2° libidine. Tutto questo, un contesto innocente che non ha mai fatto male a nessuno perchè allora, incidenti in auto non ce n'erano; chiunque lo pùò dire.All'inizio del 1980,la musica cominciava ad avere uno stile diverso dalla dance e gruppi famosi si ostinavano a produrre qualcosa ma con scarso successo.Così Miki,verso la mezzanotte cominciava una nuova scaletta: il rock ! Ma ci pensate, il rock al Ciak ? Eppure lui ci riuscì,al punto che tutta la gente impazziva e non   vedeva l 'ora che arrivasse quel momento; oltrettutto col medesimo stile, stacchi e mixaggi da panico. Solo un dj come  lui avrebbe potuto permettersi una cosa del genere: pensandoci bene, ha rischiato davvero tanto.Ma purtroppo, un destino atroce mise fine a questo sballo e cioè la notte del 26 Giugno 1980, un incendio chissà di quale origine, distrusse il Ciak e per noi fu una disperazione; per giorni e giorni, centinaia di ragazzi passavano davanti a questo sfacelo, muti ed increduli (io compreso).Bruciarono la bellezza di 7000 dischi !!!  Ricordo che tanti ragazzi, presero brandelli di disco per poter avere un ricordo anche se amaro di questa isola che li aveva fatti sognare per tanto tempo; un giorno vidi anche Miki che secondo me era disperato, anche se lo mascherava davvero bene.Col passare delle settimane, voci di popolo dicevano che il Ciak avrebbe riaperto e così fu il 25 Dicembre 1981.  Non mi persi l'inaugurazione,ma nell'aria c'era qualcosa di cambiato, mancava la solita atmosfera e la gente non era più quella di prima, perchè tra il 1980 ed il 1981 cambiarono le tendenze ed i look, musica compresa.Infatti, improvvisò molto per i primi tempi con il remember inserendo le novità e tenne botta sino a che ci fu proprio un cambio radicale del sound che divenne ben presto commerciale ma gradevole. Gli anni 82-83-84 erano sempre gremiti di gente,c'erano auto dappertutto anche sull'asse attrezzato!!!Quindi anche con il cambio delle generazioni e della musica,Miki riuscì a far ballare anche quella gente un pò mista, già perchè lì in mezzo c'era una parte di noi, ma anche tanti volti nuovi.Ma, con l'avvento dell'house music, nel 1986,smisi completamente di frequentare il Ciak e da allora persi il giro ma da informazioni, seppi che Miki stette lì sino al 1988.Oggi, vivo assieme ai miei amici di soli ricordi con qualche bella cassetta fatta in quelle serate e con i miei dischi timbrati, penso: questo Miki lo suonava per noi...Un eterno ringraziamento va a Miki per averci regalato momenti che non si dimenticheranno mai e per averci insegnato la vera musica.

 
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